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09.01.02 Il 'distributed computing' è un crimine?.
David McOwen, amministratore del laboratorio informatico del DeKalb Technical Institute in Georgia (USA), rischia una pena pari all'ergastolo per aver attivato un programma di 'distributed computing' su sette dei computer del laboratorio. I programmi di distributed computing sfruttano i tempi morti dell'elaboratore per effettuare calcoli complessi che poi inviano tramite rete ad un elaboratore centrale che calcola i risultati definitivi. Secondo l'accusa McOwen ha violato specifiche istruzioni del campus che proibiscono di installare software di terze parti sui computer della scuola, e in più asserisce che l'impiegato aveva fini di lucro nel destinare tempo di calcolo al progetto dell'algoritmo di crittazione RC5 promosso da distributed.net, cercando di vincere i 1000 dollari del primo premio. L'Electronic Frontier Foundation è subito intervenuta sostenendo che la pena è assolutamente smisurata, soprattutto tenendo presente che il distributed computing difficilmente può danneggiare le apparecchiature o i network sui quali si svolge.