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08.03.04
Framedrucker, slot machine per la decostruzione di un video.
Framedrucker, installazione multimediale di Tina Tonagel, offre allo spettatore la possibilità di scegliere e comprare un singolo frame di un'intera sequenza video. L'immagine selezionata è firmata ("Single frame of the video 'lift' by Tina Tonagel"), stampata ad alta risoluzione su carta e definitivamente rimossa dal video, cosicché la sequenza rimanente, in seguito ad ogni interazione, presenta una struttura sempre più breve. Infatti, sul disco rigido del computer dell'apparato, la versione iniziale del video viene sostituita da quella successivamente riorganizzata; dopo l'eliminazione dei frame, il nastro originale non può essere ricostruito e il filmato non può più esistere nella sua forma originaria. Tale lavoro di rimozione inibisce ai futuri fruitori dell'opera l'opportunità di godere della visione filmica antecedente, e l'immagine stampata, venendo a costituire un unicum, si eleva dunque a simbolo di un intervento esterno sul prodotto artistico. Lo spettatore è artefice della cattura di un attimo rispetto all'ordine cronologico, come se fosse una fotografia, e responsabile della decostruzione dell'opera. Due caratteristiche dell'installazione richiamano alla memoria il tempo narrato in Proust e Joyce. Innanzitutto, gli effetti di accelerazione e le improvvise rotture del flusso narrativo del video ricordano l'interpolazione dei tempi di Proust. In secondo luogo, il fatto che ogni singolo frame, preso nell'insieme del filmato non può essere percepito a livello conscio da parte dell'occhio umano, mentre invece estrapolato può essere finalmente esperito, ricorda la negazione e il superamento del concetto di spazio-tempo, così come nello 'stream of consciousness' di Joyce. Nel video il tempo viene frantumato ed in esso stesso rimangono passato e futuro di un momento isolato. Nel frame rimosso passato, presente e futuro tendono verso la presenza sincronica e diacronica nell'immagine. In ultima analisi, il singolo frame, impercettibile nel filmato, assume rilevanza solo nello 'straripamento' in un altro medium, rivelando la propria caratteristica di rizoma, secondo la definizione di Deleuze e Guattari: "Il rizoma connette un punto qualunque con un altro punto qualunque ed ognuno dei suoi tratti non rinvia necessariamente a tratti della stessa natura (...). Il rizoma non si lascia riportare né all'uno né al molteplice. Non è fatto di unità ma di dimensioni o piuttosto di direzioni in movimento, non ha inizio né fine ma sempre un mezzo, per cui cresce e straripa".
Eleonora Calvelli