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08.10.02 Bruce Perens: il pericolo dei brevetti per il web.
In un articolo per news.com Bruce Perens sottolinea i potenziali pericoli dei brevetti sugli standard di internet ultimamente contrastati da una sentenza del World Wide Web Consortium (W3C) Patent Policy Board che ha votato una raccomandazione per l'adozione di policy royalty-free, presumibilmente approvata a breve dal direttore Tim Berners-Lee e dalla maggioranza del consiglio. La decisione consentirà agli sviluppatori di Apache, Linux e software GNU (giusto per citarne alcuni) di continuare a implementare gli standard W3C in competizione con i software proprietari. La decisione risolleva le sorti di tutti i piccoli sviluppatori che non dovranno così pagare royalties che non possono permettersi, a differenze delle grandi multinazionali del software. Ma una politica scevra dal diritto d'autore non assicura che gli standard non siano coperti da brevetto, per cui se questi si riveleranno già concessi, il W3C dovrà ripensarli per evitare il brevetto stesso. Ad ogni modo la decisione del consorzio limita la politica di royalty-free all'applicazione dei brevetti agli standard della rete, per cui le aziende potranno rivendere i loro diritti per altro tipo di sviluppi. Lo scopo originario dei brevetti è infatti quello di incentivare il progresso tecnologico premiando chi scopre nuovi processi, ma visto che gli algoritmi software sono nei fatti 'matematici' Perens si chiede se essi possano essere considerati realmente 'invenzioni' oppure scoperte in base all'universo matematico e quindi non afferenti alla categoria 'brevetti'. Ci sono poi altri problemi quali quello dei vent'anni per cui un brevetto è valido, che sono tantissimi per le 'generazioni' della tecnologia informatica, e sulla segretezza dei brevetti stessi (il tutto possibile negli USA) che permette di tenere delle tecnologie nel limbo fino a quando qualcun'altro pensa di poterle sfruttare in grande stile e quindi richiedergli fior di diritti. La battaglia, quindi. è ancora lunga e si spera che coinvolga in una decisione simile anche l'Internet Engineering Task Force (IETF), per prima, e poi i governi che garantiscano la libertà di ricerca e sviluppo cooperativo della rete che è, nei fatti, proprietà di tutti.