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08.04.03 Cina, arresti per internet-dissidenti.
Con quasi sessanta milioni di utenti è considerata il secondo mercato della rete dopo gli USA per crescita e valore dei dati trasportati. Ma il Governo cinese ha da sempre mal digerito la libertà d'espressione pressocchè assoluta liberamente sperimentabile in internet. Per questo ha varato ormai più di una decina fra leggi locali e nazionali per cercare di regolamentare il flusso delle informazioni, investendo di responsabilità gli operatori di network, in fornitori dei contenuti, nonchè gli utenti connessi. Attività come i casinò online, la pornografia, log-in non autorizzari, frodi e segreti di stato non sono più tollerati con pene che vanno dalle salate multe comminate ai trasgressori alla loro incarcerazione. Nell'ultimo anno si sono succedute notizie di sequestri, carte d'identità per l'uso in posti pubblici, attestati tecnici di validità delle politiche censorie e pure eventuali aggiramenti. L'agenzia americana Associated Press aveva già annunciato un notevole rallentamento della rete cinese dovuto ad un'estesa installazione di software di packet-sniffing nell'ultimo mese. L'ultimo squallido atto, come riporta il Digital Freedom Network, è l'arresto di quattro dissidenti a causa degli articoli che avrebbero pubblicato online su soggetti tabù, come le proteste di piazza Tiananmen. Ma anche le politiche governative più efferate nulla possono contro una struttura tecnica che non può supportare la censura per sua stessa natura. Come dice, infatti, l'attivista della crittazione John Gilmore "Internet interpreta la censura come danno, e l'aggira."